Negli anni dell’immediato dopoguerra Italo Picini, docente presso l’Istituto d’arte G. Mazara di Sulmona, ebbe la felice intuizione di rinnovare i contenuti di alcune materie scolastiche, in risonanza con i contemporanei canoni estetici e funzionali dell’Architettura razionalista contemporanea. Egli propose infatti l’istituzione di una sezione dedicata all’Arte della Tessitura, sezione che fu attivata nel 1955 su l’autorizzazione  del Ministero per la Pubblica Istruzione che incaricò il lo stesso Prof. Picini di curarne l’organizzazione,  occupandosi parimenti dell’insegnamento del Disegno Professionale.

L’avvio della Sezione non fu privo di difficoltà, la più importante delle quali era la mancanza di modelli in zona. Italo Picini fece numerosi ricerche d’archivio presso la Biblioteca Nazionale di Chieti, il Gabinetto fotografico dello Stato e il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Fortunatamente furono trovati a Sulmona due esemplari antichi, riconducibili alla tradizione del tessuto artistico di Pescocostanzo, di proprietà del Barone De Capite, di origini pescolane.

Uno di questi tessuti fu donato all’Istituto d’Arte e da lì Italo Picini, ispirandosi ad esso, riavviò la produzione di questa tipologia di manufatti, cominciando a produrre parimenti nuove carte tecniche, necessarie alla loro riproduzione.

In Mostra è presente la riproduzione fotografica del tessuto donato dal Barone De Capite; l’origine è attualmente in manutenzione conservativa.

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A sinistra: Tessuto artistico, XVII-XVII secolo, 230 cm x 159 cm. A destra: Tessuto artistico, 1955-60, 182 xm x 119. Entrambi i tessuti sono conservati a Badia Morronese, presso la sede della Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio e del Polo Museale dell’Abruzzo. L’ultima esposizione della riproduzione a destra risale al 1989 a New York, U.S.A., in una mostra organizzata dalle Banche del Centro Italia.

 

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Alcuni esempi di carte tecniche disegnate da Italo Picini.

 

Dalla Sezione di Arte del Tessuto rifiorì la tradizione del tessuto artistico pescolano. Le allieve, dirette da Italo Picini e sotto la guida della maestra D’Eramo, realizzarono tra gli anni Sessanta e Settanta, tessuti artistici che parteciparono a numerose esposizioni in Italia e all’estero, vincendo numerosi premi e attirando l’attenzione della stampa internazionale.  Il primo tessuto realizzato fu inviato ad una Mostra dell’Artigianato Artistico a Bruxellws dove ebbe grande successo, suscitando l’interesse del Ministero della Pubblica Istruzione al punto da incrementare la Sezione con finanziamenti straordinari.

Quattordici tessuti artistici realizzati  dalle allieve dell’Istituto d’Arte di Sulmona sono oggi conservati presso Badia Morronese, presso la Sopritendenza alle Belle Arti e Paessaggio mentre nove tessuti prodotti dal laboratorio privato di Italo Picini, dalle allieve diplomate dell’Istituto, sono esposti presso il Museo dell’Artigianato Artistico di Pescocostanzo.

In Mostra è possibile ammirarne diversi esemplari per gentile concessione del Comune.

Italo Picini

Nato nel 1920 a Bugnara (l’Aquila), risiede a Sulmona dove vive e lavora. Ha frequentato la Scuola d’Arte di Sulmona e l’Istituto d’Arte di Firenze, con una borsa di studio del Ministero dell’educazione Nazionale. E’ stato preside dell’Istituto d’Arte di Sulmona, dopo avervi insegnato Pittura, Disegno e Arte del Tessuto. Si è dedicato al rilancio e al recupero della tessitura artistica abruzzese (Pescocostanzo), con larghi consensi da parte della critica specializzata, vincendo primi premi in concorsi nazionali e internazionali. Dal 1976 al 1979 ha insegnato Tecniche Espressive e tradizioni Popolari Abruzzesi presso L’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila. Dal 1942 partecipa a numerose rassegne d’arte in Italia e all’Estero.

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Da sinistra: il laboratorio di tessitura dell’Istituto d’Arte e il laboratorio di Italo Picini, Sulmona.

 

Maria D’Eramo

Nata nel 1916, la sua abilità artigianale proveniva da un apprendistato non soltanto familiare e domestico, come la società tradizionale dell’epoca prevedeva, ma dalla scuola dell’ultima tessitrice storica di Pescocostanzo, di nome Rosina, depositaria di tutti i saperi legati alla realizzazione dei tessuti artistici pescolani. Maria D’Eramo, inoltre, ebbe modo di approfondire le conoscenze relative alle materie coloranti naturali, utilizzate per la tintura della lana, attraverso la quotidiana attività al fianco della madre Giuseppina, ostetrica ed esperta erborista. Fu proprio Giuseppina, notata la vivace intelligenza e l’abilità manuale della figlia, a inviarla ad apprendere, poco più che dodicenne, l’arte della tessitura dalla maestra Rosina.

Quando nel 1955 fu chiamata dall’Istituto d’Arte di Sulmona per insegnare nella nuova sezione di Arte del Tessuto, lasciò l’azienda armentizia di famiglia, trasferendosi con le figlie. E da qui ha avuto inizio l’avvincente avventura della collaborazione con un artista poliedrico e geniale come Italo Picini, durata poco più di un ventennio, alla riscoperta di un’arte tessuta caratterizzata da decori riproducenti simboli arcaici e praticata esclusivamente a Pescocostanzo tra i sec. XVII e XIX, e restituendo alla storia il muto operare delle antenate, analfabete ma ricche di ‘sapienza’ e di consapevolezza culturale.

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La Maestra D’Eramo al telaio.

 

In Mostra sono esposti tessuti realizzati dalla figlia della Maestra D’Eramo, il Maestro d’Arte Elvira Trozzi, diplomatasi all’istituto d’Arte di Sulmona. I tessuti in mostra sono frutto della collaborazione tra madre e figlia nell’organizzazione degli schemi compositivi,  nell’uso dei decori e dei colori  naturali (Maria D’Eramo ha sempre utilizzato lane tinte da lei con erbe spontanee del suo territorio) mentre le frange, presenti su alcuni manufatti esposti, sono state realizzate interamente dalla D’eramo ai ferri.

Purtroppo per quanto riguarda gli antichi saperi legati all’arte tintoria, la Maestra D’Eramo non ha trasmesso alcuna conoscenza né alla figlia né alle allieve.

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Tre dei tessuti in mostra realizzati dal Maestro d’Arte Elvira D’eramo in collaborazione con la madre, la Maestra Maria D’Eramo.